Nuvole

Aprile 13, 2008

Dall’archivio magnetico del Signor S.

Nuvole del cazzo.

Giorno di elezioni, di nevrotici avanti e indietro per il corridoio… ho perso l’appetito e la concentrazione, non riesco a studiare e penso solo a dei ricci confusi…

Quando li vedo capisco che qualcosa per cui vivere è bello possa ancora esistere, e io li aspetterò lì, con aria fintamente seccata, con le mie mez’ore di anticipo, con le mie brainfucks, con la mia timidezza, con il parlare a senso d’intuito, con la paura della multa, con i capelli disordinati, colore insolito, con il grigio e con l’azzurro, con il verde appassito del parka, lungo e protettivo….

 

Una cosa così bella, quasi incapace a gestirla

E domani sarebbero stati insieme, e tutto perdeva d’importanza in quella città fantasma coi cartelloni strappati dal vento, neanche la Storia che lo circondava 

Take him

 

Punk in Mi

Febbraio 29, 2008

I tassisti non si curano di lui.

Neanche del parka sudicio e dello sguardo skazzato. Ed è terribilmente cinico. Terribilmente. 

Però si sentiva bene… e poco ormai gli importava di tutto, a questo giurista squattrinato con in bocca solo Lucky Strike perennemente spente…

La festa è finita

Gennaio 1, 2008

La festa è finita e riprende la solita routine, l’inizio del nuovo anno non si prospetta molto entusiasmante per il nostro player. Esami imminenti, e giornate intere passate a marcire su un ripiano di legno, mentre fuori sembra che tutto vadi per il verso giusto. Ha passato una serata molto standard, ieri, conclusasi con una passeggiata un po’ così per quella via nostalgica per eccellenza, la via degli incontri cinematografici e degli albergi di lusso, dove al cui interno si immaginava ragazze piene di argent che telefonavano alle loro amiche lontante per scambiarsi auguri poco originali, per poi uscire sottobraccio ai loro amorosi, vestiti come lui in un leggero cappotto scuro.

Qualcuna a cui dare il braccio ti fa sentire stranissimo, ma è sempre meglio non pensarci troppo. Ormai c’erano forse prospettive diverse, e da dove siamo giunti si vedono orizzonti del tutto mutati.

Amaro, grazie

All that you want is to criticize

something for nothing

Prima

Dicembre 24, 2007

Prima della sua lunga assenza, il nostro vecchio dai polpastrelli incalliti rivolge calorosi auguri ( un po’ per la vita, e non solo per Natale) a tutti quelli che hanno avuto tempo di leggere finora questo blog di questo strano tipo, tenebroso quando scrive, euforico per il resto, nostalgico in lontananza, malinconico di sera, volto sempre in direzione opposta a dove vanno tutti, quasi fino allo sbando… Okay, off.

Grazie a tutti/e voi, di cuore come sempre…

Il vostro 

Il Lato Oscuro

Dicembre 18, 2007

Il Lato Oscuro del Natale, di quella festa dissacrante in bilico tra nordicismo e strategie commerciali, dove regna un’immotivata finzione generale di serenità e ottimismo, dove devi sorridere e dare baci sulle guance anche se dentro saresti tentato di sputare in faccia all’80% delle persone che hai davanti, dicevo quella strana festività era stata abbracciata anche dal nostro caro Signor S: primo regalo di Natale (ultimo dell’anno, anche) comprato…

ma non si sentiva affatto più buono, e un’imbastardaggine

repressa forzava il suo corpo pallido da ogni parte

 Il sole invernale è più accecante di quello estivo, ne convengo…

Intanto si sentivano ansiosi rumori di macchine fuori della sua finestra semi-coperta dallo smog, si sporge e riconosce un’improbabile e irriconoscibile bandiera della Pace appena sotto il davanzale, uccisa anche lei dalla vecchiaia… ansia era una parola molto ricorrente, nel suo vocabolario, e ultimamente la provava anche stando fermo ad ascoltare qualche bel pezzo 77 a volume medio, che sennò ci sfrattano….

Nel suo lieto anno fuori corso dell’adolescenza, provava una sensazione remota e felice…e lei lì, ferma e inespressiva, che gli diveca Sei troppo distaccato per me, non riuscirei mai a capirti.

Ogni tanto il nostro player si affacciava, perchè stava aspettando che arrivasse quella macchina per lui, e lo scenario che godeva da lassù era un qualcosa di a dir poco pittoresco…. e pensava e ripensava, ossessionatamente, a quel soave Poeta…

Spesso il male di vivere ho incontrato

era il rivo strozzato che gorgoglia

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato

 

Pochi giorni

Dicembre 11, 2007

Dall’archivio magnetico del Signor S.

Pochi giorni insieme, e il mio cuore non regge più. Alla stazione, oggi, ero tremendamente triste, ma non lo dimostravo, sembravo quasi disinteressato.

Devo scappare, sai, l’università mi aspetta…

In realtà non lo sapevo dove scappare, avevo solo un urgente bisogno di andarmene da qualche parte, but I havent’ no where to fly to…

Non ho pensato ad altro che a te, oggi, conto i minuti, le ore, i mesi, che mi separano dal tuo prossimo incontro in questo schifo di città che a te piace da morire…

Odio dover stare vicino a te sapendo che durerà sempre e solo per poco, odio sapere che dormiamo sotto cieli diversi, che quando da te c’è il sole qui non c’è mai…

Mi immagino già il tuo viso sorridente, che parla in quell’accento sinistramente chiuso, sempre circondata da gente estranea, che di te non sa nulla. Ma almeno tu saprai sempre dove trovarmi, e farmi rinvenire da questa desolazione anonima del ventennio.

E intanto le lacrime si sprecano, e quelle mani piccole che mi aggiustano la frangia, mi mancheranno parecchio…

 

Ti Amo, e so che non te lo dirò mai

 

Quel dopobarba

Dicembre 2, 2007

 Quel dopobarba gli ricordava incredibilmente il suo viaggio in Portogallo, in quella terra assolata e senza luce, fascinosa e malinconica, dove aveva provato a suonare l’armonica, dove si erano conosciuti e dove aveva visto l’oceano per la prima volta.

C’era qualcuno che gli mancava, al momento, ma non sapeva esattamente chi, la sua stanza e il suo letto sapevano di agitazioni febbrili, la sua bocca aveva quel sapore dolce e illusiorio di aspirina. Ma fondamentalmente questi erano solo piccoli ostacoli.

Aveva voglia di rivederla, di rivedere due paia di Converse uno di fronte l’altro, di Parlarci, di non sentirci vuoti a veicenda…..

Ormai il nostro player era tutto suo, e le quattro corde e la sua estensione sonora non facevano altro che rievocarla… gli sembrava di ascoltarla, di percepirla o addirittura vederla in ogni traccia di Salad days…

è tuo, ragazza, è tutto tuo

 

 

I capelli erano sempre più

Novembre 21, 2007

I capelli erano sempre più lunghi, il cielo stava facendosi sempre più freddo rievocando l’asfalto immutabile, la scrivania era più in disordine del solito, la televisione ribolliva di squallori devastanti, mentre sul letto giaceva indisturbato un nuovo acquisto cartaceo appena arrivato al suo libraio di sempre. 

 E in questo piccolo e romantico appartamento cittadino il nostro distinto stava pensando a quella soave voce di Alison, al trio di Cardiff e alla corrente post-punk.

Il Signor S. manifestava da tempo un’irrefrenabile voglia di riapprodare in quel circolo musicale al quartiere africano, e ieri lo aveva fatto, accolto ormai da tutti con quel nome semplice, e al contempo vagamente cupo, di bassista. E gli sembrava di essere tornato al suo luogo di appartenenza, come un’elefante che ritorna alla savana dopo anni di cattività circense. 

Tra i musicisti e gli sbandati.

E intanto, sullo sfondo, quell’immagine dai contorni sfumati, quella ragazza vestita sempre in giacca nera e sciarpa verde, ambigua e fragile, che quando lo guardava sapeva fargli più male di un colpo di desert eagle… 

(sfuggente)

E mentre pensava a lei, pensava ai ritmi nevrotici di una drums machine e alle parole di Radio silents, mentre una malinconia senza fine e senza nome sembrava misteriosamente intrisa in ogni suono…

 

Unloveable

Novembre 17, 2007

A te sola, che qui non puoi sentirmi 

 

I know I’m unloveable

You don’t have to tell me

I don’t have much in my life

But take it – it’s yours

I know I’m unloveable

You don’t have to tell me

Message received

Loud and clear

I don’t have much in my life

But take it – it’s yours

I know I’m unloveable

You don’t have to tell me

Message received

Loud and clear

I don’t have much in my life

But take it – it’s yours

I wear Black on the outside

Because Black is how I feel on the inside

I wear Black on the outside

Because Black is how feel on the inside

And if I seem a little strange

Well, that’s because I am

If I seem a little strange

That’s because I am

 

But I know that you would like me

If only you could see me

If only you wuold meet me

 

 

La luce fioca di quel portone

Novembre 13, 2007

 La luce fioca di quel portone, che sussurrava vecchie e nervose memorie, memorie di un recente passato letterario, gli ha tenuto compagnia per un quarto d’ora, su quei gradini duri e freddi. Le scale, di sopra, si perdevano nel buio, in un microcosmo di appartamenti, di genitori in carriera, di cameriere dell’Est e di piastre per capelli.

Quel misto di caldo e di romantico, quel condominio che sapeva incredibilmente di città e di umido, il nostro giovane non se lo scorderà tanto facilmente. Avvolto nell’immancabile cappoto nero, con le labbra che suggerivano un sapore più amaro del solito, con la sua sciarpa irlandese allentata, rimase lì, in perfetto silenzio. Solo gli sporadici e affascinanti rumori del tram riuscivano a disturbarlo, mentre nella sua testa le più malinconiche voci di Morrissey intraprendevano il più bel medley che avesse mai sentito.

Forse non avrebbe più ripercorso quella strada con in mente una cornice di capelli castani, forse non avrebbe più canticchianto Golden lights tra i passanti e tra i viali, tra le anziane signore e tra gli universitari fuori sede, il cui ironico senso di smarrimento riusciva sempre a confortarlo…

Era ricaduto, pedalare non era il suo forte…

ma le garze della nonna, questa volta, non sarebbero più bastate