I capelli erano sempre più
Novembre 21, 2007
I capelli erano sempre più lunghi, il cielo stava facendosi sempre più freddo rievocando l’asfalto immutabile, la scrivania era più in disordine del solito, la televisione ribolliva di squallori devastanti, mentre sul letto giaceva indisturbato un nuovo acquisto cartaceo appena arrivato al suo libraio di sempre.
E in questo piccolo e romantico appartamento cittadino il nostro distinto stava pensando a quella soave voce di Alison, al trio di Cardiff e alla corrente post-punk.
Il Signor S. manifestava da tempo un’irrefrenabile voglia di riapprodare in quel circolo musicale al quartiere africano, e ieri lo aveva fatto, accolto ormai da tutti con quel nome semplice, e al contempo vagamente cupo, di bassista. E gli sembrava di essere tornato al suo luogo di appartenenza, come un’elefante che ritorna alla savana dopo anni di cattività circense.
Tra i musicisti e gli sbandati.
E intanto, sullo sfondo, quell’immagine dai contorni sfumati, quella ragazza vestita sempre in giacca nera e sciarpa verde, ambigua e fragile, che quando lo guardava sapeva fargli più male di un colpo di desert eagle…
(sfuggente)
E mentre pensava a lei, pensava ai ritmi nevrotici di una drums machine e alle parole di Radio silents, mentre una malinconia senza fine e senza nome sembrava misteriosamente intrisa in ogni suono…
Unloveable
Novembre 17, 2007
A te sola, che qui non puoi sentirmi
I know I’m unloveable
You don’t have to tell me
I don’t have much in my life
But take it – it’s yours
I know I’m unloveable
You don’t have to tell me
Message received
Loud and clear
I don’t have much in my life
But take it – it’s yours
I know I’m unloveable
You don’t have to tell me
Message received
Loud and clear
I don’t have much in my life
But take it – it’s yours
I wear Black on the outside
Because Black is how I feel on the inside
I wear Black on the outside
Because Black is how feel on the inside
And if I seem a little strange
Well, that’s because I am
If I seem a little strange
That’s because I am
But I know that you would like me
If only you could see me
If only you wuold meet me
La luce fioca di quel portone
Novembre 13, 2007
La luce fioca di quel portone, che sussurrava vecchie e nervose memorie, memorie di un recente passato letterario, gli ha tenuto compagnia per un quarto d’ora, su quei gradini duri e freddi. Le scale, di sopra, si perdevano nel buio, in un microcosmo di appartamenti, di genitori in carriera, di cameriere dell’Est e di piastre per capelli.
Quel misto di caldo e di romantico, quel condominio che sapeva incredibilmente di città e di umido, il nostro giovane non se lo scorderà tanto facilmente. Avvolto nell’immancabile cappoto nero, con le labbra che suggerivano un sapore più amaro del solito, con la sua sciarpa irlandese allentata, rimase lì, in perfetto silenzio. Solo gli sporadici e affascinanti rumori del tram riuscivano a disturbarlo, mentre nella sua testa le più malinconiche voci di Morrissey intraprendevano il più bel medley che avesse mai sentito.
Forse non avrebbe più ripercorso quella strada con in mente una cornice di capelli castani, forse non avrebbe più canticchianto Golden lights tra i passanti e tra i viali, tra le anziane signore e tra gli universitari fuori sede, il cui ironico senso di smarrimento riusciva sempre a confortarlo…
Era ricaduto, pedalare non era il suo forte…
ma le garze della nonna, questa volta, non sarebbero più bastate
Un’altra domenica liscia e lenta
Novembre 11, 2007
Un’altra domenica liscia e lenta in questo Novembre insipido, e il nostro vecchio si sentiva come anestetizzato.
Non voleva che arrivasse domani, non voleva vedere scorrere le nuvole, superbe come sempre, fuori dalla sua finestra. Sapeva che in qualche modo l’avrebbe persa, magari non in modo così percettibile… ma poco a poco, nello squallore della ripetitività.
La distesa urbana era ormai sempre più grigia e vanitosa, ma carica di un fascino autunnale sorprendente, lo stesso fascino di una bionda signora vestita di verde che passeggia tra i Caffè deserti di una via centrale, alle sei del pomeriggio, quando tutto l’ambiente intorno riecheggia di nostalgie in bianco e nero.
La sua mano, appena sportasi dal davanzale, suggeriva dei piccoli colpi umidi al dorso… e in fondo anche questo pensiero lo faceva stare meglio,
erano sotto le stesse nubi…
Il cielo grigio appare un po’ minaccioso
Novembre 6, 2007
Il cielo grigio appare un po’ minaccioso, e la Regina Margerita avenue più intrigante del solito. Il nostro vecchio viaggia in metropolitana da un po’, e ogni mattino ad orari auroreali, ripensa alla vita del liceo sentendo tutti quegli allegri giovincelli che parlano di debiti, di ingressi in seconda, di cotte, mentre si recano verso non so quali oscure scuole di città. La vita universitaria, ne convengo, è forse migliore per certi aspetti, ma ormai, a distanza di un anno, il Roger Waters del Centro Italia non riusciva a non rimanere affascinato da quel mondo di campanelle, corridoi, banchi sgangherati e polvere di gesso.
E soprattutto non poteva più provare quel gusto, misto a cinica soddisfazione, che si provava nei giorni di scuola bigiati, andati a buttare nel mercatino di via Sannio, o al bowling sulla Margherita Queen, o alle manifestazioni a Piazza Esedra. E i pomeriggi senza macchina, e i posti in fondo agli autobus, e le girls piene di profumi indegni, e il quartiere africano, e Corso Vittorio.
No, no, voglio tornare sedicenne.